Lavoratori e popolazione uniti contro la decisione governativa di aprire i negozi per 12 domeniche l’anno
Avevamo ormai rinunciato alla battaglia sulle domeniche non lavorative, pensavamo fossero troppe le persone che scelgono proprio questa giornata per l’acquisto dell’ultimo minuto, magari anche vicine alla chiusura perché è l’unico momento libero che il proprio lavoro concede.
La Svizzera ci insegna che non è così, non dobbiamo rinunciare ad un nostro diritto. Il Parlamento elveta vuole attaccare la domenica non lavorativa, approvando una riforma che preveda l’apertura per un massimo di 12 giornate senza alcun bisogno di controllo o autorizzazione.
I lavoratori, organizzati con i sindacati Unia e Syna, si sono rivolti alla popolazione, raccogliendo nove mila firme in pochi giorni contrarie alle aperture.
Il lavoro domenicale infatti non colpisce soltanto i commessi e l’indotto dalla logistica, alle pulizie, fino alla sicurezza, ma la società tutta.
Il riposo domenicale non è un privilegio, ma un pilastro della socialità, un giorno di riposo comune e condiviso da tutti che consente riflessione e recupero, che sia da soli o con I propri cari.
È questo che la popolazione Svizzera ha riconosciuto, fare la spesa di domenica non è una libertà, è negare il diritto a se stessi e agli altri ad avere almeno un giorno svincolato da produzione e consumo.
Dovremmo avere tempo di fare acquisti durante la settimana, in un normale giorno feriale.
Combattiamo uniti per quelli che sono davvero i nostri diritti:
Un salario dignitoso senza turni massacranti,
un contratto stabile che ci permetta di progettare la nostra vita,
giorni di riposo condivisi,
il riconoscimento delle nostre mansioni e capacità,
un lavoro svolto in sicurezza e senza rischi.
Saremo in tutti i negozi e chiediamo il sostegno della popolazione, per riprenderci i diritti che ci hanno tolto, troppo abbiamo concesso con il ricatto del posto di lavoro, perché oggi la Svizzera ci insegna che l’unica battaglia persa è quella che non abbiamo il coraggio di combattere.
