Mentre le famiglie si riuniscono per la colazione di Pasqua e i bambini scartano le uova, per migliaia di lavoratori e lavoratrici del commercio lo scenario è ben diverso. Per noi non c’è festa, non c’è riposo, non c’è famiglia. C’è solo il badge da timbrare, gli scaffali da riempire e la frenesia del consumo che non dorme mai.

Pochi lo sanno, ma la beffa è servita, per molti contratti del settore, la domenica di Pasqua non è nemmeno considerata festivo tabellare. Si lavora senza maggiorazione, rendendo il sacrificio di una giornata sacra identico a un normale mercoledì di pioggia.

Ma il calvario inizia ben prima, settimane di carichi di lavoro massacranti, scarichi merci raddoppiati e accumuli di magazzino per alimentare il “rito” della spesa dell’ultimo minuto. Una mole di lavoro che ricade sulle spalle di chi è già sfinito da turni continui.

La realtà del settore è fatta di part-time involontari e contratti a tempo determinato. C’è chi per una giornata di lavoro a Pasqua porta a casa appena 24 euro lordi e non puoi dire di no. Se rifiuti il festivo, la minaccia è chiara: niente rinnovo del contratto, sei fuori. Si lavora sotto scacco, costretti a straordinari e cambi turno improvvisi pur di arrivare a uno stipendio che permetta di sopravvivere. A questo si aggiungono mansioni superiori pagate con i livelli più bassi, mentre le garanzie e i diritti diventano un miraggio.

Come Cobas continuiamo a ripetere come le aperture domenicali e festive siano state un fallimento sociale ed economico. Gli acquisti si sono solo diluiti nel corso della settimana. La gente non compra di più, compra solo in orari diversi. Le assunzioni sono calate in qualità. Si usa e getta manodopera tramite agenzie interinali e appalti esterni per risparmiare sui costi e frammentare l’unità dei lavoratori.

La Battaglia dei COBAS: Basta Schiavitù

Noi non ci stiamo più. Il commercio non è un servizio pubblico essenziale come la sanità o i trasporti d’emergenza. Comprare un paio di scarpe o un uovo di cioccolato alle tre del pomeriggio di Pasqua non è un diritto è calpestare la dignità umana.

Vogliamo:

  • Chiusura immediata di negozi e centri commerciali la notte, la domenica e i festivi.
  • Internalizzazione subito: Basta divisioni tra assunti diretti e lavoratori in appalto. Tutti devono essere assunti dal marchio per cui lavorano, con parità di diritti e salario.
  • Stop ai ricatti: La disponibilità al festivo non può essere il criterio per il rinnovo del contratto.

Siamo noi che facciamo vivere i negozi, siamo noi che generiamo i profitti di cui le multinazionali si vantano. Senza le nostre braccia, i loro scaffali restano vuoti.

Stiamo preparando una battaglia nazionale. Non siamo più disposti a lavorare “a tutti i costi”. La nostra vita, il nostro tempo e la nostra dignità valgono più dei loro fatturati.

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